Torre Piloti, condanna a tre anni per l’Ammiraglio Angrisano

Torre Piloti, condanna a tre anni per l’Ammiraglio Angrisano
News
15 settembre 2020
Si è concluso questa mattina nell’aula temporaneamente allestita, viste le misure di prevenzione del coronavirus, presso i Magazzini del Cotone di Genova, nell’area del Porto Antico, il processo bis (di primo grado) relativo al crollo della Torre Piloti del capoluogo ligure, avvenuto il 7 maggio 2013 per l’urto della Jolly Nero, che stava manovrando in uscita dal bacino storico, provocando la morte di nove persone.

Questo filone del procedimento riguarda la costruzione (con particolare riguardo alla posizione) della Torre e ha visto la condanna a 3 anni di carcere per l'ammiraglio Felicio Angrisano, ex comandante della Capitaneria di porto di Genova ed ex comandante generale della Capitanerie. Oltre a lui sono state condannate altre sei persone mentre cinque sono state assolte. Le altre pene riguardano in particolare Fabio Capocaccia, ex commissario del Comitato autonomo portuale, condannato a due anni (il pm aveva chiesto tre anni e quattro mesi); un anno e sei mesi per Angelo Spaggiari, strutturista (due anni e sei mesi); due anni per Paolo Grimaldi, ingegnere (quattro anni); un anno e sei mesi per Ugo Tomasicchio, ex presidente della sezione del Consiglio superiore dei lavori pubblici (tre anni e quattro mesi); un anno e sei mesi per Mario Como, strutturista (tre anni); un anno per Giovanni Lettich, della Corporazione piloti (tre anni).

Le persone assolte sono Paolo Tallone, ufficiale della capitanerie di porto (un anno e quattro mesi); Sergio Morini, anche lui della Corporazione piloti (un anno); Gregorio Gavarone, della Rimorchiatori Riuniti(due anni), e Roberto Marzedda, anche lui della Rimorchiatori (sei mesi) ed Edoardo Praino, ex funzionario del Cap. Condannate al risarcimento delle parti civili l'Autorità portuale, e i ministeri dei Trasporti e della Difesa.

Il giudice ha disposto la trasmissione degli atti al pm per valutare eventuali responsabilità per Alberto delle Piane, ai tempi del disastro amministratore delegato dei Rimorchiatori Riuniti, e Andrea de Gaetano, ai tempi responsabile affari generali Rimorchiatori Riuniti. Questo secondo filone del processo è andato avanti grazie alla tenacia della madre di uno dei deceduti, Giuseppe Tusa, che non si era data per vinta dopo che la Procura aveva chiesto l’archiviazione, convincendo il GIP (Giudice per le Indagini Preliminari) ad ordinare nuovi accertamenti. "Spero che la sentenza possa servire da monito per le istituzioni. A me non interessano le pene, ma le responsabilità che sono state dimostrate. La melma deve uscire fuori dal porto. Bisogna dimostrare anche le responsabilità dei vertici – spiega oggi Adele Chiaiello - Questa sentenza deve essere chi fa il furbo e per le istituzioni che devono garantire la sicurezza della vita umana. Se fossi stata zitta chi avrebbero condannato?".

FONTE - SHIP2SHORE

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