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19
March

Magazine Fedepiloti Marzo 2020 - Editoriale del Presidente

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Fedepiloti federazione italiana piloti

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EDITORIALE DEL PRESIDENTE


Stimati Colleghi, il momento di particolare difficoltà che vive il Paese, assieme al mondo intero, non può che portarci a riflettere profondamente, anche perchè costretti, fuori dal regolare servizio, a rispettare delle regole di restrizione che nessuno di noi avrebbe mai detto di dovere vedere nella propria vita. Comunque vadano le cose, nella speranza che si risolvano nel più breve tempo possibile, sicuramente ci sarà un cambiamento e noi, che lo vogliamo o no, facciamo e faremo parte di quel cambiamento. Certo non è il momento di ragionare sulle nostre “necessità” politiche, ma è invece sicuramente il momento di mettere da parte qualsiasi tipo altro discorso, che non sia la sana ed univoca volontà di stare uniti e concentrati nell’obiettivo di servire l’Italia nell’ambito del nostro ruolo di unici affidatari di un servizio di vitale e fondamentale importanza per il Paese, per i nostri concittadini.

Dai familiari più stretti, agli amici e conoscenti, fino agli sconosciuti di ogni ordine e grado. Fare appello alle nostre migliori qualità nell’ambito dei nostri doveri professionali, non deve essere scambiata come forma di autoreferenzialismo, ma è necessario per cercare di rianimare in noi quello spirito di corpo e dedizione al servizio che, per tanti svariati motivi, abbiamo perso o forse qualcuno non ha neanche mai avuto. Credo che nella vita di un uomo avere la possibilità di servire il proprio Paese sia una delle cose più onorevoli e belle che possano capitare ed a noi ne è servita la possibilità su un piatto d’argento. “Diventare Pilota di Porto non è un punto di arrivo, ma un punto di partenza, nella vita di un Ufficiale di Marina, sia esso proveniente dei ruoli civili che militari!” - è un pensiero che mi ha sempre accompagnato nella vita professionale e che mi auguro trovi ampia condivisione tra tutti noi. Nel dopo guerra le Corporazioni dei Piloti hanno partecipato attivamente alla ricostruzione dell’Italia. Dopo tempi di dolore e vera carestia con una flotta ridotta ai minimi termini, il Paese si è rimesso in piedi anche con l’importante contributo di quei colleghi che hanno fatto grande la nostra organizzazione. Oggi noi, è già una certezza, abbiamo quel compito, questa necessità e niente deve distoglierci dall’obiettivo.

Abbiamo tre distinte generazioni in servizio attivo, i piloti anziani (professionalmente parlando), quelli di media anzianità, ed i giovani e giovanissimi che presto saranno un grande numero a causa dei concorsi bloccati da così tanti anni. Anche questo per la prima volta nella storia del pilotaggio italiano. Facendo parte della seconda categoria, nel ruolo assegnatomi, non posso esimermi dal dire che il futuro è in mano proprio a questi ultimi (che saranno i primi) ai quali abbiamo la grande responsabilità di consegnare una organizzazione sana e forte, strutturalmente ancora prima che economicamente. Stante che oggi, grazie all’ottimo lavoro fatto proprio dai nostri “avi”, sono due pilastri ancora ben saldi, nonostante i tanti colpi assestati proprio dall’interno, il richiamo è ancora una volta all’unità a tutto tondo. Un pilotaggio in ordine sparso non solo è facilmente attaccabile dall’esterno a diretto nocumento di noi piloti “lavoratori”, ma, conseguenza molto più grave, rende il sistema portuale nazioanle debole. Certo noi non possiamo e non dobbiamo cambiare il mondo, ma neanche, direi, fare parte dell’indebolimento del sistema Paese.

La Corporazione ha una personalità fisica, oltre che giuridica e noi si deve lavorare per tutelarla e rinforzarla perchè è quella che ci mantiene in vita come piloti. “Ad ogni azione corrisponde una reazione”, non è una mia frase, ma è vera ed applicabile anche al nostro mondo. Qualsiasi atto individuale non preventivamente elaborato al nostro interno nella ricerca della comunione d’intenti per il bene di tutti, rischia contraccolpi che possono essere devastanti all’organizzazione del servizio. In Europa fra qualche giorno dopo anni di forti pressioni si discuterà di strumenti economici d’intervento verso i paesi in difficoltà che, in un paese come l’Italia nella situazione in cui si trova, potrebbero risultare fatali per lo Stato e quindi per i cittadini. Il riferimento è al MES (Meccanismo Economico di Stabilità) che in via “sperimentale” è già stato applicato in Grecia qualche anno fa, come certamente saprete. Come diretta conseguenza i porti sono stati immediatamente privatizzati ed anche i servizi chiaramente. Concludendo, vorrei esprimere ancora una volta vicinanza a tutti quanti per il periodo che stiamo attraversando e per quello che verrà. Cogliamo l’opportunità offerta da questa grave calamità per ricompattarci in nome del pilotaggio, in nome del servizio all’Italia. Insieme ce la faremo, insieme riusciremo a dare nuovamente quel contributo fondamentale per far riprendere il nostro Paese. Buon lavoro!

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